Il vibe coding è arrivato nel diritto
“There’s a new kind of coding I call ‘vibe coding’”.
Con questa frase pubblicata su X nel febbraio 2025, Andrej Karpathy, ricercatore AI e co-fondatore di OpenAI, ha prospettato un nuovo modo di scrivere codice: descrivi in linguaggio naturale ciò che vuoi costruire e l’intelligenza artificiale traduce quelle intenzioni in codice funzionante.
Lo stesso Karpathy aveva anticipato il concetto già nel gennaio 2023 con una frase: “The hottest new programming language is English.”
Nel campo del diritto il movimento ha preso forma grazie a Jamie Tso, senior associate di Clifford Chance a Hong Kong.
Tso, senza alcuna esperienza in sviluppo software, ha cominciato a condividere su LinkedIn gli strumenti che costruiva nel tempo libero per automatizzare compiti ripetitivi del suo lavoro.
I post sono diventati virali nella comunità legal tech internazionale.
Ha messo in piedi un piccolo gruppo WhatsApp di cinque persone per connettere i legali che si stavano cimentando con le stesse sperimentazioni.
Quel gruppo è cresciuto fino a diventare LegalQuants, una rete internazionale di avvocati che costruiscono e distribuiscono strumenti costruiti con questo approccio.
Con quali strumenti si lavora
Sezione intitolata “Con quali strumenti si lavora”Come si arriva a creare software funzionanti partendo da zero?
Usando software come Claude Code, Lovable, Google AI Studio, Cursor e Replit.
Sono tool in cui l’intelligenza artificiale lavora come un collaboratore: genera, modifica e debugga codice in tempo reale, mentre l’utente guida queste operazioni scrivendo prompt.
Tutti questi strumenti non richiedono di saper programmare: si descrive il risultato voluto, si corregge in itinere e si guida il modello con domande precise.
L’AI scrive il codice, l’avvocato conosce il problema da risolvere. Quella divisione del lavoro è la base del metodo.
Cosa hanno già costruito i legal vibecoders
Sezione intitolata “Cosa hanno già costruito i legal vibecoders”Per chi vuole farsi un’idea concreta, ecco alcune risorse:
-
jamievibes.replit.app è la raccolta personale di Jamie Tso: app costruite e rese disponibili liberamente. Una di queste è RedlineNow, uno strumento per la revisione automatica dei contratti, completato in due giorni e già usato e replicato da altri avvocati.
-
vibecode.law è una piattaforma open-source nata per raccogliere i tool creati dai giuristi tech.
-
legalquants.com è la rete internazionale fondata da Tso insieme a Raymond Sun, avvocato e sviluppatore australiano.
I membri condividono strumenti, partecipano a hackathon e pubblicano i propri repository. Il primo LegalQuant Hackathon ha prodotto venti app funzionanti in una settimana.
In Italia, segnalo il tool per anonimizzare i documenti, creato dall’avv. Filippo Strozzi.
Quando ha senso e quando no
Sezione intitolata “Quando ha senso e quando no”Grazie al vibe coding è possibile dare forma in breve tempo a una idea e testarla. Hai un problema da risolvere, lo descrivi al tool AI, costruisci una prima versione in poche ore e capisci subito se l’idea funziona.
Quello che prima richiedeva un budget, un fornitore e magari settimane di sviluppo oggi richiede un pomeriggio o poco più.
Per un avvocato che vuole testare se un certo flusso di lavoro si può automatizzare, non è male.
Il limite arriva quando lo strumento deve servire i clienti. A quel punto la prototipazione veloce non basta: servono test approfonditi, gestione degli errori, sicurezza dei dati, manutenzione nel tempo.
Sono attività che richiedono competenze diverse e più profonde e un approccio molto più strutturato.
Un prototipo che funziona per uso interno, in un contesto controllato, non è pronto per essere distribuito solo perché funziona.